Storia delle Web Radio

Parlare di Web Radio,in Italia,non è cosa facile:molto probabilmente per la mancanza di attenzione,o considerazione,da parte degli organi competenti;oppure perché la Web Radio non gode di fiducia,o meglio, ancora non la si vede come uno strumento destinato a crescere. In ogni caso,la sua storia è abbastanza recente,e anche se non si conosce una data esatta della sua nascita,l'inizio del fenomeno si potrebbe collocare intorno all'anno 1995 anno in cui Rob Glaser realizzò la prima release del software RealAudio.

Da quella data sono successe molte cose: Napster, Mp3, aumento sconsiderato dei prezzi dei Cd, Etichette Indipendenti, Internet che prendeva sempre più piede, le risorse opensource e l'alternativa al copyright, ovvero il "Copyleft", Masterizzatori... Molto probabilmente per questo motivo, nel 2001, i discografici americani,rappresentati dal RIAA (l'equivalente americana dell'italiana S.C.F.), che da tempo perseguivano il file-sharing o meglio, il sistema di scambio-file come ad esempio Napster, imposero a tutte le web-radio il pagamento di royalties per la musica da loro trasmessa.

Il RIAA,nella sua nuova crociata,poteva contare sull'appoggio dell'Ufficio americano del copyright che emise un parere formale secondo cui le emittenti web non sono esenti dal pagamento dei diritti d'autore quando trasmettono musica via Internet.

Altri preziosi alleati per la RIAA,in questa battaglia,furono le net-companies che aspettavano di poter far decollare i propri business su Internet non appena fosse cessata la distribuzione o lo scambio di musica on-line,che ancora oggi avviene in modo perlopiù illegale o incontrollato.

Ovvio che per le sorelle Web Radio americane dell'epoca si trattò di un duro colpo, ma la storia certamente non si fermò in quel quasi lontano 2001, anzi, quasi come le nostre emittenti libere degli anni 70, anche in America si assistette ad un dimezzamento delle emittenti che da circa 3000 Internet Radio si arrivò ad un numero pari a 1250. In ogni caso, nel 2003 ,a Londra, venne stipulato un nuovo accordo che prevedeva una licenza unica per poter trasmettere musica in streaming.

L'accordo, si pensava, ponesse fine ad anni di incertezze riguardo lo status giuridico delle radio internet e avrebbe dovuto rendere più trasparenti i rapporti tra queste ultime e i detentori dei diritti di proprietà intellettuale. I discografici, che vollero questo accordo, hanno sottolineato come le attività di web casting rappresentino un settore economico emergente che contribuisca allo sviluppo del business sul nuovo medium. "Questa - dichiarava a proposito della licenza unica Jay Berman, presidente e amministratore delegato dell'associazione internazionale del settore IFPI - è un'altra pietra miliare nello sviluppo dei servizi di musica su internet.

Nel passato, ottenere licenze per la trasmissione multiterritoriale su Internet, per esempio in Europa, era difficile e richiedeva molto tempo. Era inoltre importante, per le società di collecting nazionali, strutturare un sistema che rimuovesse questi ostacoli". Tutto questo,naturalmente,entusiasmava i discografici da lungo tempo a caccia di nuovi modelli di business che potessero rivelarsi vincenti nell'era digitale, un'era che ha fin qui visto crescere in modo straordinario la condivisione,senza controllo,di musica e altri contenuti tra milioni di utenti internet e, solo negli ultimi tempi, un mercato legale del download e dello streaming.

Da questo si può iniziare a intuire e perché no, anche sospettare, che la licenza unica sia stata voluta solo ed esclusivamente per trovare rimedio al download illegale da parte di utenti sconosciuti nei confronti dei discografici e di conseguenza la web radio è stata presa di mira come buon mezzo per rimediare a danni causati da terzi,e non certo dagli editori del web la cui unica colpa è stata quella di avere una passione infinita per il mezzo di comunicazione radio e le nuove tecnologie. Ma spostandoci dalle avventure d'oltre oceano per osservare il panorama italiano, praticamente non cambia nulla, anzi ...

L'avvento delle prime Web Radio italiane fu intorno al 1998 e,come avvenne negli Stati Uniti, non si è pensato ad accogliere questo nuovo mezzo di comunicazione come probabile media futuristico, anzi ad oggi non viene visto di buon occhio,oltre che sprovvisto di imput ,per la regolamentazione(che tipo di forma giuridica attribuirgli). In ogni caso, l'attuale situazione per aprire una web radio, è la seguente:

1) sottoscrivere una Licenza SIAE, come persona fisica o Web Radio Personale, versando una quota "una tantum" di 250€ circa, annuali, senza ovviamente fare del "commercio", o come Emittente Radio con un costo molto più elevato di 200€ circa mensili.

2) sottoscrivere un accordo con la S.C.F., consorzio che racchiude le piccole e grandi mayor discografiche, pari al 90% del mercato italiano. Per poter trasmettere musica coperta da questo 90% bisogna pagare dazi molto superiori rispetto a quelli della SIAE (che già non scherzano) In particolare - 2€ a canzone oltre che 0,001 € a passaggio, oppure nel caso delle Web Radio Personali un costo di 350,00€ una tantum.

3) sottoscrivere un abbonamento per il servizio Streaming, e qui il discorso varia.                     Ad esempio, per aprire una web radio,senza fini di lucro,occorreranno: - 200 euro all'anno per SIAE (non una cifra esorbitante, ma se una radio è senza fine di lucro, dove li trova i soldi?) - contratto SCF. Oppure ecco un altro preventivo di inizio attività radiofonica commerciale sul web: Licenza S.I.A.E. 2400,00€ all'anno - Archivio musicale minimo calcolato in un solo mese di trasmissione, quindi quasi 10000 brani per l'S.C.F. siamo già a 20000,00€ - se includiamo anche un servizio Streaming medio con una contemporaneità di 35 utenti siamo sugli 80,00 mensili Di conseguenza, se la matematica non è un'opinione, bensì una scienza esatta, avremo questo risultato: 2400,00€ SIAE + 20000,00€ SCF + 960,00€ Servizio Streaming = 23360,00€. Il calcolo, chiaramente, è stato fatto nella migliore delle ipotesi, ovvero considerando una contemporaneità di 35 utenti fissi e, nonostante tutto, per una concessionaria pubblicitaria, sarebbe un'impresa ardua riuscire a vendere uno spazio pubblicitario con questi numeri. Bisogna anche considerare che è raro trovare sponsor molto generosi, soprattutto in Italia, soprattutto di questi tempi. La domanda, di conseguenza, come diceva un famoso personaggio televisivo degli anni '80, "Nasce Spontanea" & Come riuscirebbe, quindi, a vivere una Web Radio? Da un recente sondaggio,svolto in collaborazione con emittenti web italiane, infatti, nessuna è riuscita ad ammortizzare i costi di inizio attività,se non con attività parallele, altre ad esempio hanno già chiuso.

Dalla Nascita della WRA, avvenuta nel luglio del 2005, non e' cambiato molto in Italia, ma qualcosa si sta muovendo.
Siglate delle Convenzioni con Societa' che forniscono Servizi di Streaming, Software di Automazione Radiofonica, Servizi Giornalistici, e accordi con alcune Etichette. Inoltre, la WRA ha offerto supporto e indicazioni utili, sull'avvio di nuove attivita' radiofoniche sul Web.
Ancora non e' chiaro, pero', il discorso sui Diritti d'Autore e Diritti Connessi, ma sono iniziate varie trattative con la S.I.A.E. (Societa' Italiana Artisti ed Editori) e la S.C.F. (Societa' Consortile Fonografici) per capire i ruoli di entrambi e sopratutto arrivare ad ottenere tariffe giuste e adeguate su quella che e' l'effettiva realtà delle Web Radio in Italia.
Nel caso della Siae, la WRA e' riuscita ad ottenere un abbattimento del 5% sulle tariffe delle Emittenti personali ed istituzionali e una formidabile opportunità per le Web Radio Commerciali, ottenendo la diminuzione del 50% sulle tariffe mensili per le attività che hanno introiti inferiori ai 3000,00 Euro annuali.
Da sottolineare la posizione della Siae che, nel rilasciare delle proprie licenze, limita diritti spettanti ai produttori di fonogrammi  nonché agli artisti interpreti o esecutori.
La Scf, che dovrebbe incassare questi ultimi si è dimostrata disponibile nel venire incontro alle esigenze delle Web Radio e attualmente sono in fase avanzate trattative su una eventuale convenzione.

Brutte Notizie, invece, sul fronte delle Autorità competenti. Il Ministero delle Comunicazioni riconosce la Web Radio, o per lo meno ne ha sentito parlare e riconosce anche il fatto che non e' stata, ancora, regolamentata, lasciando questo fenomeno in una fase di stallo in attesa di normative europee.
Diversa la posizione dell'Agcom che definisce chi esercita l'attivita' di Webcasting dei normalissimi Fornitori di Contenuti attraverso Rete Telematica, che in questo caso è il Web, in quanto per l'Agcom e' definita attivita' radiofonica, l'emittente con regolare frequenza terrestre o satellitare..
La conseguente "pseudo" regolamentazione e' la seguente:

1) Iscrizione alla Camera di Commercio, Iscrizione al R.O.C. e Licenza Siae nel Caso di Attività Commerciale
2) Costituzione di Associazione, Iscrizione al R.O.C. e Licenza Siae nel caso di Attività Amatoriali, Istituzionali etc etc
Non sono previste, quindi, attività di persone fisiche.

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